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Lecce - © Shutterstock
Santa Maria di Leuca (Lecce) - © Shutterstock
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Arte & Cultura

Brevi itinerari alla scoperta di piccoli gioielli dell'entroterra salentino

Organizziamo solo per i nostri ospiti escursioni alla scoperta di piccoli gioielli della cultura salentina

SANTUARIO DI MONTEVERGINE

PALMARIGGI

Il Santuario di Montevergine è situato fuori dal centro abitato su una collinetta, che prende il nome di Serra di Montevergine, altura che supera di poco i 105 metri s.l.m..L'origine del tempio è legata all'apparizione nel 1595 della Vergine ad un pastorello , che mentre cercava un coltello smarrito tra le pietre, vide apparire una Signora che lo incitava a chiamare il parroco e gli abitanti di Palmariggi per condurli in quel luogo. Giunti in quel posto iniziarono a scavare e fu rinvenuta una grotta bizantina sul cui altare vi era raffigurata la Madonna.

Nel punto in cui sorgeva la grotta, nel 1707 fu innalzata una chiesa dedicata alla Madonna Assunta. Il Santuario presenta una facciata semplice arricchita dal portale e da una finestra.

In prossimità dell'edificio sacro, sorge una guglia alta 40 metri sovrastata da un'imponente statua della Vergine. Il territorio circostante è ricoperto da una rigogliosa pineta e da macchia mediterranea, che rendono il posto suggestivo e adatto per spuntini all'aperto. Inoltre è possibile ammirare un menhir.

I MASSI DELLA VECCHIA – Campagne di GIUGGIANELLO

Percorrendo l'antica via rurale denominata "Serravecchia" che da Giuggianello porta a Quattromacine, fatti appena due chilometri, si giunge in contrada "Visilie". Immettendosi in secolari oliveti, si giunge nel fondo "Tenenti" nella cui area giace uno dei monumenti pi enigmatici e meno conosciuti del Salento: il cosiddetto "FURTICIDDHU TE LA VECCHIA". La denominazione è medievale e indica una grande pietra circolare e lenticolare posta su un basamento.
Qui, su un vasto pianoro, si notano altri massi dalle forme piu' svariate. La scienza ufficiale parla di erosione, ma certamente questo luogo interessò gli antichi anche nella preistoria. Ciò è confermato dai vari reperti recuperati dal Centro di Cultura. Contiguo al fondo "Tenenti", in un potere denominato "Cisterna Longa", un altro masso solenne che suscita emozione e rispetto, levigato anch'esso dall'azione delle forze esogene, impreziosisce il posto " LU LETTU TE LA VECCHIA". Questo masso, così denominato, per la sua maestosa forma al giaciglio, guarda a vista "Lu Furtiddhu". Il fascino un po’ magico di questi monoliti spiega il legame con il mondo fiabesco della fantasia popolare legata a forze magiche che governavano lo svolgersi degli eventi nelle campagne di un tempo, dominato dalla paura di perdere il raccolto. L'erudizione classica salentina fa risalire l'enorme masso di Giuggianello al Masso Oscillante della leggenda di Aristotele. Egli, infatti, affermò che nella parte estrema della Japigia (Salento) esiste una pietra tanto grande che sarebbe impresa impossibile smuoverla e trasportarla persino su un enorme carro. Ma Ercole, sollevatala, senza sforzo, la gettò dietro le sue spalle ed essa si posò sul terreno in maniera tale che anche la semplice pressione di un dito di un bambino sarebbe stata in grado di rimuoverla. In realtà il masso sembra avere qualcosa di straordinario e la sua enorme dimensione fa evocare racconti mitologici popolati da ciclopi, giganti e titani. Il superbo monolite per la sua scenografia è considerato monumento nazionale di prima categoria.

DOLMEN “LI SCUSI”

MINERVINO DI LECCE

Il monumento preistorico è ubicato nel fondo Scusi che in dialetto significa "Scundere" in quanto il dolmen potrebbe essere stato utilizzato come nascondiglio. Fu scoperto nel 1867 da Mario Antimo Micalella ed è giustamente famoso fu il primo dolmen ad essere scoperto in Puglia. Il lastrone di copertura in Calcarenite misura metri 3.80 x 2.50 e poggia, ad un metro dal suolo, su otto pilastri dei quali solo uno è monolitico e misura un metro di base e di altezza. I restanti pilastri invece, sono costituiti da pietre sovrapposte. Il lastrone presenta un foro del diametro di cm. 20 che lo attraversa da parte a parte utilizzato come scolo durante i riti cultuali che venivano praticati sul monumento.

Il dolmen è circondato da ulivi secolari che a Natale fanno da sfondo al presepio vivente organizzato da un gruppo parrocchiale.

Dal foro sul lastrone di copertura il sole riesce ad entrare segnando il terreno solo il 21 giugno, guarda caso durante il solstizio d'estate...

LA CHIESA di SANT’ANNA

Specchia Gallone (Minervino di Lecce)

La chiesa di Sant'Anna, fa parte di quel sistema di chiese dell'Ordine dei Francescani sviluppatosi dal XIII sec. nella terra salentina e sorge nella borgata di Specchia Gallone nel territorio di Minervino di Lecce, direttrice storica Otranto - Gallipoli.

Le testimonianze sulla datazione della chiesa risalgono ad una visita del 12 ottobre 1522 del Vescovo di Castro che, descrivendo questa cappella, la annovera al Patronato dell'Università di Specchia.

E' stato realizzato un piccolo museo rurale dove vengono conservati dei resti di affresco e materiale lapideo rinvenuti durante i lavori, un'esposizione fotografica e grafica dal progetto ai lavori di restauro realizzati, l'esposizione di ceramiche in terracotta da pranzo, utilizzati dai contadini nei vari secoli, conservati in delle teche.

Si Trova sulla via per Poggiardo, sul limite dei fabbricati del paese, raggiungibile dalla provinciale percorrendo una stradina fiancheggiata da cipressi.

Esternamente presenta una facciata di modesta fattura con una porta maggiore che guarda ad occidente ed una minore che guarda a settentrione. Un campanile a vela completa l'impianto.

L'interno, è ad unica navata, presenta tre altari, il maggiore con l'immagine dello Spirito Santo, l'altro con l'immagine della Santa Vergine del Carmelo e l'ultimo con l'immagine di Sant'Anna.

Il più antico testo pittorico pugliese del seicento è racchiuso nella piccola cappella. Di particolare pregio sono gli affreschi dell'antico testamento, sulla parete frontale, tratte dalla "Genesi"; scene affollatissime sulla parete di fondo dove il colore, l'anatomia ed il movimento delle figure offrono un "Giudizio Universale" di grande suggestione.

La grazia del latte, anticamente, veniva implorata a S. Anna. Le puerpere di Minervino di Lecce e dei paesi limitrofi si recavano a piedi in questa chiesa per chiedere alla santa abbondanza di latte materno.

E' aperta al culto.

Piazza del Popolo a MURO LECCESE

Piazza del Popolo è sicuramente la " piazza più bella del Salento ": una piccola bomboniera di pietra leccese, di quella più calda nel colore e più dolce ai virtuosismi degli scalpellini. Sulla piazza prospettano, con casuale assonanza, le splendide chiese barocche dell'Annunziata e dell 'Immacolata , edificate la prima alla fine dei XVII secolo su una preesistenza bizantina e la seconda tra il 1778 ed il 1787 su una antica preesistenza, il Palazzo del Principe , il palazzo Ducale e la colonna dei Quattro Evangelisti, posta al centro ed eretta nel 1607.

Chiesa dell'Annunziata (Chiesa Matrice)

L' attuale chiesa fu edificata tra il 1681 e il 1693 su un preesistente edificio sacro di dimensioni inferiori. Il progetto è di due architetti muresi: Francesco Milanese e Giovanni Battista De Bellis . E' a tre navate e con pianta a croce latina. Sul portale d'ingresso si innalzano due statue raffiguranti la scena dell'Annunciazione. Oltre all' altare maggiore che proviene dalla chiesa dei Domenicani, vi sono altri sette altari . Di particolare rilievo quello dell'Annunziata, posto nel braccio sinistro del transetto, in cui le tele dell'Annunziata, dell'Immacolata e dell'Assunta e le quattro formelle raffiguranti storie della vita della Vergine si inseriscono in una pregevolissima e ricchissima macchina scultorea. Nel braccio destro del transetto si ammira l'altare dedicato a S. Antonio da Padova del 1714 di buona fattura.

La Chiesa dell'Annunziata, per la quantità e la qualità delle tele che accoglie, alcune di enormi dimensioni si può definire una vera e propria Pinacoteca. Vi si trovano, infatti, opere di alcuni tra i più importanti pittori salentini del '700. Oltre al murese Liborio Riccio , (1720-1785) vi hanno lavorato tra gli altri Serafino Elmo da Lecce (1696-1722) e Aniello Letizia .

Di Liborio Riccio è il capolavoro " La Cacciata dei mercanti dal Tempio" sul retro spetto. Dello stesso artista il "Sacrificio di Abramo", (braccio destro del transetto), la "Presentazione dei pani e del vino fatto da Melchisedek ad Abramo nel ritorno dalla vittoria contro i Re d'Oriente (braccio sinistro del transetto). Di Serafino Elmo, invece, sono le due tele raffiguranti "Davide danza durante il trasporto dell'arca" e "Eliodoro cacciato dal tempio" posti rispettivamente sulle pareti sinistra e destra del coro. Martirio di S. Oronzo e conversione di S. Oronzo nel retro prospetto. Nella zona dell'attuale battistero è visibile una tela di Donato Antonio D'Orlando (Nardò 1562-1622 ca.) raffigurante San Giovanni Battista. Sempre del D'Orlando sono le due tele collocate nella sacrestia, rappresentanti una "Madonna con Bambino tra S. Giovanni Battista e S. Francesco D'Assisi" e un "Perdono d'Assisi".

Chiesa dell'Immacolata Concezione

Eretta intorno agli anni 1778-87 sui ruderi di una preesistente cappella che ospitava già una confraternita dedicata all'Immacolata. L'Architetto alessanese Emanuele Orfano progettò l'edificio e la relativa facciata in stile rococò.

Degna di rilievo è la statua dell'Immacolata in pietra leccese situata nella splendida nicchia sopra l'ingresso principale del tempio: opera del Vito Carluccio di Muro Leccese, autore tra l'altro dell' Obelisco di Lecce eretto in onore della visita del Re Ferdinando I di Borbone.

La Chiesa dell'Immacolata è una delle sette stelle del barocco . L'interno ad aula unica di forma ovale, che si conclude nell'abside rettangolare, è coperto da volta a botte unghiata, rivestita di stucchi, come le pareti finemente sagomate da specchiature e lesene coerenti al gusto della facciata in una rara continuità tra esterno ed interno. Il corredo pittorico delle chiese si compone da tele raffiguranti storie della vergine (Nascita, Purificazione, Annunciazione, Visitazione, Presentazione di Gesù al Tempio, Assunzione) di Pasquale Grassi. Il figlio Giovanni Grassi dipingerà nella controfacciata l'episodio di "Ester davanti ad Assuero. Altre tele di ottima fattura (L'unzione degli infermi, La giustizia, ecc. ) di autori ignoti completano il patrimonio iconografico della chiesa.

Palazzo del Principe

Il Palazzo è stato edificato nella prima metà del secolo XVI su una vecchia preesistenza medievale, una fortificazione databile alla fine del XV secolo che cingeva molto probabilmente tutto il borgo medievale. Nella zona nord del Palazzo è stato portato alla luce un fossato profondo circa quattro metri , ricavato nella roccia, e un tratto di muratura con il toro, caratteristica modanatura a tondino delle fortificazioni militari della fine del XV secolo. Inoltre, nel cortile del Palazzo, adiacente alla fortificazione, è stato individuato un viottolo in cui erano ricavati nella roccia delle fosse granarie di splendida fattura.

Il borgo antico , denominato "Terra" , è costituito da un agglomerato di piccole costruzioni distribuite lungo un dedalo di viuzze. Il Palazzo del Principe, che i muresi sino alla metà dell'ottocento chiamavano "Castello", insieme al borgo "Terra" costituivano sicuramente l'antico borgo fortificato medioevale di Muro Leccese.

Il palazzo dei principi feudatari di Muro Leccese, come oggi si presenta, è una splendida costruzione che presenta una facciata austera su piazza dei Popolo, arricchita da un portale con lo stemma dei Protonobilissimo (un dragone), da finestre e balconi di gusto rinascimentale. Nel tempo ha subito non poche trasformazioni, non ultima la sovrapposizione sulla facciata della struttura che regge il balcone al primo piano. Il palazzo, di recente restaurato, è destinato in parte a sede comunale e per il resto a contenitore culturale e a museo dove raccogliere sia i reperti medievali che quelli provenienti dall'antica città messapica, qui esistita fra il IV e il Il secolo a.C..

LA CAPPELLA DI SANTA MARINA

Santa Marina di Antiochia di Pisidia rappresenta un esempio di quanto la fantasia popolare non si accontenti mai dall’asciutta concretezza dei fatti, ma interviene per esaltarli.
Marina sarebbe stata figlia di un sacerdote pagano. Rimasta orfana della madre, il padre l’affidò ad una nutrice cristiana che la istruì nella fede e poi venne battezzata.
Mentre pascolava il gregge della famiglia che l’aveva adottata, la sua straordinaria bellezza colpì il governatore della provincia, Olibrio, che voleva sposarla. Subito Marina si dichiarò cristiana. Olibrio ben presto la minacciò e infine la sottopose ad una serie di tormenti, facendola rinchiudere in un carcere buio. Qui fu anche tormentata da visioni diaboliche che la martire dissipò con un segno di croce. Il demonio tornò a tormentarla sotto forma di drago che l’inghiottì viva. Marina, servendosi della croce, squarciò il ventre della bestia e uscì indenne. Da questo episodio della fantasia nacque la devozione a Marina quale protettrice delle donne incinte per avere un parto facile. Infine, fu decapitata.
Nei calendari orientali la sua festa è segnata il 17 luglio.
A Muro Leccese, la giovane martire viene festeggiata la seconda domenica di luglio, anche se il calendario occidentale la riporta il 18 dello stesso mese.

 La Chiesa di Santa Marina è una delle più antiche di Terra d'Otranto: edificata intorno al IX-XI secolo , è una delle espressioni artistiche più importanti e interessanti dell'architettura bizantina. La struttura muraria è stata in parte realizzata utilizzando i grandi blocchi squadrati della vicina cinta muraria messapica; l'edificio è a navata unica con abside semicircolare: i recenti lavori di restauro hanno messo in luce, nascosti per secoli sotto uno strato di intonaco a calce, la decorazione pittorica che si articola lungo le pareti interne dell'edificio.

Da un attento esame della superficie pittorica appare chiaro che essa si compone di una serie di strati di affresco contrapposti. Nonostante le modeste apparenze, la chiesa di Santa Marina occupa un posto significativo sia per le peculiarità architettoniche sia soprattutto per gli affreschi che accoglie, di una valenza storica e artistica eccezionale. In essa è conservato, infatti, il più antico ciclo di affreschi sulla vita di San Nicola, vescovo di Mira (Licia, Asia Minore, Turchia) in tutto l'arco del Mediterraneo. La datazione degli affreschi muresi è da ascriversi a prima del 1087 .

Il Crocifisso di Brongo

Questa chiesetta, una vera e propria delizia artistica, è situata in una delle zone più suggestive dell'agro murese, sulla via che da Muro Leccese conduce a Otranto, poco al di fuori della cinta muraria messapica, immersa nel verde di un meraviglioso parco.

La costruzione, iniziata nel 1573 , fu completata un quarantennio dopo (1613). L'opera è dovuta ad un voto di Cornelia delli Monti, vedova di Giovan Battista I Protonobilissimo. All'interno della chiesa di particolare importanza è lo stupendo Crocifisso in legno che si ammira sulla pala dell'altare maggiore, opera autografa di Placido Buffelli , noto scultore salentino del '600. I locali a ridosso dell'abside hanno ospitato sino al 1632 un piccolo convento per i frati di San Francesco d'Assisi.

Le misteriose pietrefitte di Giurdignano

Comprendere quanti menhir ci siano a Giurdignano è un'impresa - ancora oggi - difficile. Basti pensare che alcuni di essi , ancora integri, oppure ridotti a resti, sono conservati anche all'interno di civili abitazioni, o di corti e giardini. Un borgo fatto di menhir, si potrebbe dire, dove - in alcuni casi - interi elementi architettonici sono composti da resti di megaliti. I menhir censiti ufficialmente sono ben diciotto l'elenco ne comprende nove ormai privi di nome. Gli altri sono: "Croce della Fausa" sulla strada per Otranto: Madonna di Costantinopoli, presso l'omonima cappella: San Vincenzo, nei pressi della cripta di San Salvatore; Palanzano, presso il villaggio rupestre posto lungo la linea ferroviaria: Pastorizia, non più localizzabile; Monte Tongolo, sulla strada per Otranto; Vicinanze 1 e Vicinanze 2, presso l'omonima località ed il menhir di San Paolo. Ma basta percorrere il borgo e le campagne, ad esempio, per ammirare già nel centro cittadino i menhir di Vico Nuovo, il menhir Croce della Fausa, posto su di una basamento circolare, quello di Santa Maria di Costantinopoli ed il menhir di San Vincenzo. Appena fuori dall'abitato troviamo lo splendido menhir di San Paolo. Si tratta di uno degli esempi più interessanti di sincretismo religioso. E' uno dei più piccoli monumenti megalitici di Giurdignano (alto poco più di due metri), è posto su di un basamento di roccia. Proprio per la sua conformazione è facile constatare una delle caratteristiche principali dei menhir di Giurdignano: possiedono tutti un foro sulla sommità. Come tutti gli altri è costruito in asse Est-Ovest. Il basamento è interamente scavato, questa caratteristica pone le premesse per una teoria secondo la quale al suo interno si ospitavano sepolture rituali, tuttavia non vi è nessun supporto archeologico che lo possa confermare. In questa piccola apertura è presente un affresco che riprende il tema di San Paolo e la taranta, facendo riferimento al culto magico - religioso del tarantismo. Siamo dunque in presenza di un importantissimo esempio che testimonia la transizione dai culti ancestrali dell'area mediterranea a quello cristiano. Con l'editto di Teodosio, infatti, la religione cristiana diviene religione dell'impero e si ordina l'abbattimento dei monumenti culto pagani tra cui i menhir. La forte resistenza delle popolazioni fece raggiungere un compromesso a cui seguì l'opera di progressiva "cristianizzazione" di questi luoghi. Se osserviamo attentamente questo menhir vedremo una croce incisa. A meno di 400 mt. di distanza si trova il menhir Vicinanze che possiede due croci incise sulla faccia rivolta a Sud. Dopo 300 mt., incontriamo il menhir Vicinanze 2, posto si di un basamento molto suggestivo e circondato dagli ulivi.

L'Abbazia di Centoporte

Dell'abbazia di Centoporte ne parlano tutti gli storici di Terra d'Otranto, dal Tasselli al Maggiulli al De Giorgi. Da tutti indicata come grancia* del monastero hydruntino di San Nicola dè Casulis, l'abbazia non mancò mai di suscitare emozioni nel visitatore. Quei ruderi, testimoni di un glorioso passato, furono detti di "centoporte" per sottolineare il gran numero di finestre possedute dall'edificio. Sulla sua storia ha gettato nuova luce l'indagine archeologica effettuata dal Prof. Paul Arthur dell'Università di Lecce. La struttura fu costruita come chiesa basilicale a tre navate con abside poligonale, intorno alla prima metà del VI secolo, utilizzando materiale lapideo di reimpiego. Trova confronti con una serie di chiese tipiche dell'Impero d'Oriente, compresa quella di S.Giovanni di Studios, Istanbul, databile alla metà del V secolo d.C.. L'edificio, mai completato, è stato riutilizzato come nucleo di un complesso probabilmente monastico, che si sviluppa dal VII secolo in poi. La navata centrale viene invasa da due edifici; uno probabilmente una cappella, inserita nella zona absidale, e l'altro forse un refettorio/dormitorio.Quasi tutte le aperture all'esterno della basilica vengono tamponate, apparentemente per realizzare un piccolo monastero fortificato italo-greco. L'utilizzo di questo complesso monastico sembra continuare sino al XI secolo, quando viene abbandonato e poi, successivamente, utilizzato come cava di materiali edili. Una serie di indizi suggeriscono che "Le Centoporte" fosse dedicato agli SS. Martiri Cosma e Damiano. La sua forma era basilicale con tre navate divise da dieci pilastri, senza croce, con una sola abside in fondo alla navata mediana ed era preceduta da un vestibolo o pronao** di forma rettangolare. Il presbiterio era collocato nella nave mediana dinnanzi all'altare maggiore; un muricciolo chiudeva il coro e gli amboni***. Le pareti erano tutte intonacate dipinte a fresco ricalcando lo stile del vicino Monastero di San Nicola di Casole. La facciata terminava in alto a frontone ed una finestra trifora illuminava la navata centrale mentre dodici finestre erano aperte sopra nei muri laterali della stessa nave sopra gli archi sorretti dai pilastri. Il tetto era a spiovente coperto di tegole sorrette da travi in legno e dalla facciata sotto la finestra trifora scendeva un'altra tettoia inclinata che copriva il vestibolo. Tre porte mettevano dal pronao nell'interno del tempio, una per ciascuna nave e tre finestre erano aperte nella parete semi cilindrica dell'abside. Un'altra porta metteva in comunicazione la nave sinistra con una stanza che forse faceva parte del cenobio**** basiliano. Dopo il secolo XII fu riutilizzata come chiesa, ricavata all'interno dell'abside.

DOLMEN “STABILE”

GIURDIGNANO

Il dolmen sorge fuori dal centro abitato, in località "Quattromacine" sulla provinciale per Palmariggi, su un altopiano a 102 metri di altitudine.

Risale all'inizio del secondo millennio a.C. Ha una forma rettangolare con una lastra di copertura che misura metri 2,60x1,80 e poggia su due ortostati ed una serie di blocchi.
Fu individuato nel 1893 dal Maggiulli ed è uno dei più belli e meglio conservati dolmen del Salento.

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